La resistenza e il mito della "rivoluzione tradita"
La storia di Silvio Magnozzi, il giornalista partigiano che nel dopoguerra diventa un perdente per non aver voluto tradire i propri ideali, rispecchia perfettamente il sentire di una parte significativa dell'Italia degli anni Sessanta. Quegli italiani che avevano sperato in una Repubblica come autentico cambiamento e si ritrovarono invece in un paese dominato dal compromesso e dalla ricerca del successo a ogni costo. Da questo senso di disillusione nascerà il mito della "rivoluzione tradita", uno dei motori ideologici del terrorismo del decennio successivo.
Il dramma di Magnozzi è anche quello dell'intellettuale che vuole raccontare la verità su un'epoca ma si scontra con l'indifferenza generale. Il suo "mediocre libro" sulla Resistenza non trova editore perché "c'è un'intera generazione che ignora come sono andati i fatti" ma nessuno ha più voglia di ascoltare. Un tema di straordinaria attualità che anticipa la perdita di memoria storica che caratterizzerà l'Italia successiva.
Il film appare profeticamente anticipatore. La figura di Magnozzi - l'uomo integro che si sente tradito dalla storia e dalla società che aveva contribuito a liberare - prefigura la psicologia di quella parte di generazione che penserà di raccogliere le speranze dei propri padri e troverà nelle armi la risposta alla propria frustrazione politica.
Un capolavoro del cinema italiano
"Una vita difficile" rimane uno dei capolavori del cinema italiano, un film che riesce a coniugare perfettamente dimensione privata e analisi sociale, commedia e dramma, introspezione psicologica e affresco storico.
La sceneggiatura di Rodolfo Sonego rappresenta uno dei vertici della scrittura cinematografica italiana. L'autore, inserendo elementi autobiografici, costruisce un affresco dell'Italia del dopoguerra che attraversa vent'anni di storia con ritmo incalzante e profondità analitica. Risi, dal canto suo, dimostra una maestria tecnica straordinaria: le inquadrature in campo lungo e lunghissimo, nelle quali Magnozzi sembra perdersi, restituiscono visivamente il senso di smarrimento dell'individuo di fronte ai cambiamenti della società.
La cena in casa del principe Rustichelli
Il film è costellato di momenti indimenticabili. Dal pranzo nella villa dei principi Rustichelli la sera del referendum del 2 giugno 1946, dove l'aristocrazia piange la caduta del re mentre Silvio ed Elena felici possono saziare la loro fame, fino alla sequenza finale dello schiaffo liberatorio. Particolarmente efficace anche la scena di Sordi ubriaco che sputa alle macchine dei turisti a Viareggio, condannando chi si è venduto al benessere economico e ai suoi falsi miti.
Rivisto oggi si può dire che il film sfiorerebbe la perfezione se non cedesse ad alcune concessioni, all'epoca ritenute indispensabili per garantire il successo commerciale. La riproposizione di alcune caratteristiche tipiche della "maschera" sordiana - l'italiano opportunista e meschino - toglie parte della tragica potenza alla figura di Magnozzi.
La discussione tra Silvio ubriaco e Elena all'alba a Viareggio
Tuttavia, Sordi fornisce forse la migliore interpretazione della sua carriera alternando con spontaneità e partecipazione il registro comico a momenti drammatici. Accanto a lui, Lea Massari offre un'interpretazione di grande finezza nel ruolo di Elena, la donna che ama Silvio ma non riesce a sopportare una vita di privazioni. Magistrale la scena finale in cui spesso inquadrata in campo lungo, con le sole espressione del volto, riesce ad esprimere tutto il suo sgomento. Franco Fabrizi è perfetto nel ruolo dell'amico che abbandona gli ideali per passare dalla parte dei padroni, incarnando quella parte d'Italia che sceglie il compromesso come via per il successo. Infine Claudio Gora nel ruolo "odioso" dell'editore padrone.
"C'eravamo tanto amati" - Due epoche a confronto
Tredici anni dopo, nel 1974, Ettore Scola gira "C'eravamo tanto amati" in cui si torna a raccontare il dopoguerra di tre partigiani narrando i loro successi (a che prezzo!) e le loro sconfitte. Il film in alcuni punti contiene delle vere citazioni di "Una vita difficile": il mondo del cinema e i pranzi a credito nelle trattorie, ma è soprattutto il finale ad essere praticamente uguale. In "Una vita difficile", dopo il gesto di ribellione, il famoso schiaffo a bordo piscina all'"imprenditore padrone", Magnozzi e la moglie escono dalla villa inquadrati di spalle.
Anche nel finale di "C'eravamo tanto amati", dopo aver scoperto il "tradimento" di Gianni, diventato avvocato di successo, gli altri due ex partigiani Antonio e Nicola si allontanano di spalle lungo un viale. Ma tra il 1961 e il 1974 sembra passata un'epoca e mentre Magnozzi, camminando a passo spedito, esce dalla villa per prendere "una bella boccata d'aria", Antonio e Nicola camminano incerti zigzagando e discutendo tra loro: «...Insomma boh» «...Ma che vuol dire boh?» «Che voi dire, è mejo a dire Boh» «È a forza di boh! che siamo arrivati a questo punto!»
La boccata d'aria di Magnozzi prenuncia gli anni 60: la ribellione dei giovani, il 68, le lotte operaie. Il "Boh" di Antonio e Nicola rappresenta lo sgomento degli anni di piombo.